Terapia T.M.C.

Terapia T.M.C.

LA T.M.C. o M.R.G.C. (Metodo Riabilitativo Globale a mezzo Cavallo)

La T.M.C. va intesa come metodo globale, in cui attraverso la pratica di un’attività avente come mezzo il cavallo, l’individuo viene attivato nel suo intero complesso motorio, psichico, intellettivo e sociale. E più di ogni altro metodo può essere considerato attivo perché, grazie alle particolarità del suo “mezzo”, il cavallo, si riesce ad ottenere la partecipazione del paziente.

Il cavallo già di per sé rappresenta una presenza viva, concreta, “affettiva” in grado cioè di sollecitare sentimenti ed emozioni intense.

Pertanto non vanno considerate soltanto le numerose stimolazioni e funzioni psicomotorie che l’andare a cavallo sollecita ma anche e soprattutto quell’importante componente relazionale che si stabilisce tra la persona e l’animale. Il contributo più evidente è dovuto alla grandissima quantità di stimolazioni neurosensoriali che il cavallo, con la sua particolare andatura trasmette simultaneamente sia a livello analitico che globale del cavaliere. Nello specifico, le stimolazioni visive, o meglio viso-spaziali, dovute al particolare ambiente del maneggio con le sue luci e colori (che variano poi in relazione al movimento del cavallo) richiedono da parte del soggetto un’attenzione visiva finalizzata, facilitando così l’acquisizione della dimensione spazio. Così come le particolari caratteristiche olfattive ed acustiche, con gli odori ed i rumori tipici dell’ambiente maneggio, nonché quelle tattili, dovute sia al contatto “corpo a corpo” che all’esplorazione fatta a terra delle varie parti dell’animale, stimolano ed aiutano la presa di coscienza dello schema corporeo e del vissuto di sé.

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Attraverso l’attività con il cavallo, l’individuo impara a “sentire” il proprio corpo e quindi ad acquisire l’espressione dell’altro corpo, quello nascosto, che proviene dalle sensazioni ed esperienze profonde.

Il caratteristico movimento del cavallo, detto “sinusoidale” perché si svolge nei tre piani dello spazio, esercita sul soggetto un’importantissima influenza: il paziente sopra il cavallo, al passo, subisce il suo movimento lento, ondulatorio, ritmico, come un vero e proprio dondolio, che oltre all’effetto rassicurante per la somiglianza con il battito cardiaco, crea un adattamento riflesso nei movimenti del cavaliere.

Il cavallo è automaticamente adatto a tale movimento e crea un dialogo tonico. Il movimento posturale che si crea tra cavallo e cavaliere provvede a fornire le stesse qualità ed elementi per l’esperienza senso-motoria fondamentale allo sviluppo psicomotorio del soggetto. Il cavallo, nel corso degli interventi si muove in uno spazio strutturato che è il maneggio.

In conclusione ci troviamo di fronte ad un mezzo “il cavallo” che ci consente di uscire da un contesto ospedalizzante delle patologie, creando un luogo accogliente adatto a lavorare su diversi piani e con differenti approcci.

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